Vasco vs Nonciclopedia, non sempre Golia ha torto

inserito da Giulio Pascali il 3 ottobre 2011 alle 19:24 in Community     
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post modificato in seguito alla prima pubblicazione

Accade che un sito di satira, nonciclopedia, si diverta a riscrivere le voci di wikipedia, in chiave ironica e satirica.
Accade che alcuni pezzi siano buoni, altri  meno. (aggiornamento, link non più visibili per scelta degli amministratori di nonciclopedia)
Accade che il sito ne scriva uno su Vasco Rossi (ora oscurato ma visibile qui) e che questo, ritenendosi offeso dal testo, decida di querelare il sito invitandolo a cancellare la pagina incriminata. Il sito vedendosi denunciato, prima di qualsiasi giudizio in merito, e senza che nessuna autorità glielo avessse imposto, decide spontaneamente di chiudere l’intero sito (tutto! non solo la pagina in questione come richiesto da Vasco); senza peraltro riuscirci, come spiegano in questa pagina. La pagina stessa di allert non è che un’altro pezzo satirico. Le altre pagine sono tutte visibilissime.
(aggiornamento, il sito adesso non è più disponibile, ovunque compare l’avviso di sciopero)

Il gesto ha una certa eco, soprattutto perchè, contrariamente alla realtà dei fatti, la notizia che circola è che Vasco Rossi abbia fatto censurare un sito che gli dava fastidio.

Segue grandine di tweet del genere #vascomerda

Piovone Rane ritiene che questo sia un autogol mediatico. Forse cerca una scusa per giustificare il fatto di essere stato parte attiva nella gogna che si è scatenata contro il cantautore; forse perchè nel primo post in cui si dava la notizia si è chiamato in causa l’Agcom, che in questo caso nulla c’entra. Piuttosto che con una semplice ammissione di corresponsabilità meglio buttarla sulla sottile analisi di marketing: “è lui che non sa gestire la rete, mica io che ho cavalcato la notizia senza approfondire….”

Personalmente trovo che l’autogol arriverà alla rete nel suo complesso.

Mi sembra evidente che Nonciclopedia abbia deliberatamente e arbitrariamente (ciè senza che nessuno glielo impedisse) deciso di chiudere il proprio sito. Dov’è la censura? dov’è il sopruso? dov’è l’Agcom che chiude i siti senza processo?

Se io ritengo di essere stato diffamato (a torto o a ragione) faccio querela e attendo il giudizio del giudice: è la tesi di tutti i blogger contro la legge “ammazzablog”. Questo mi sembra quello che ha fatto Vasco: dov’è l’abuso?
Se io ricevo una querela mi difendo in sede legale o comunque attendo il giudizio che mi dirà se devo chiudere una pagina, rettificare e, se ho torto, pagare anche una penale.  Se non ho ragione e non so che fare che mi rimane? la battaglia mediatica! la butto in caciara e creo il caso, ancora meglio se riesco a passare per una vittima. Davide contro il gigante Golia; ancora meglio se in questo periodo si parla di censurare la rete. Tutti istintivamente tiferanno per me, sono io il debole e si parteggia sempre per il più debole (la definirei sindrome di Davide contro Golia).

Intanto il sito è perfettamente raggiungibile in tutte le sue pagine (altro che censura) anche se non consultabile per libera scelta degli amministratori (la censura continua ad essere estranea alla vicenda).

La mia sensazione è che siamo di fronte a un caso di isteria collettiva dal quale molti trarranno spunto per dimostrare che in rete chiunque può dire e fare quello che vuole senza dover rendere conto a nessuno.

Senza contare il fatto che emergerà come in rete non vince la realtà dei fatti (come vorremmo in molti) ma l’umore collettivo del momento, alla faccia di chi sostiene che la rete contiene gli anticorpi contro le bufale (cosa di cui io sarei convinto).

Invito Gilioli (autore del bel saggio “I nemici della Rete”) e i molti commentatori e blogger a riflettere come si stiano avallando 2 principi pericolosi per l’immagine del web e che presto saranno in bocca agli stessi “nemici della rete”:
– chiunque, se riesce a farsi passare come una vittima e ottenere un sufficiente numero di feedback in rete, è libero di scrivere qualsiasi cosa su chiunque, senza rendere conto della veridicità o della offensività di quanto scrive; nemmeno di fronte a un giudice;
– alla fine in rete vince (e ha ragione) chi ottiene più tweet, non chi dimostra la correttezza della propria tesi. Sembra un po’ come tra le popolazioni barbare quando le dispute si decidevano con una bella gara di lotta (grande Baricco, non finirai mai di stupirmi). A quando la legge del taglione?

Se ne ricava l’impressione che il normalissimo e civilissimo ricorrere alle vie legali sia dipinto come un sopruso, dando per scontato che chi è ricco e famoso debba a priori subire ogni cosa mentre chi è (apparentemente) debole sia sempre e indiscutibilmente nel giusto.

Alla luce delle recenti querelle sui bavagli contro la rete, c’è di che riflettere.

Staremo comunque a vedere gli sviluppi.
Intanto, questa volta e salvo nuovi fatti, tifo per Golia.

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3 Commenti

  1. Infatti caro Giulio io ho definito la vicenda “il marketing del vittimismo” annoverando la cosa come battage pubblicitario, su un personaggio molto chiacchierato in rete. Ad ogni post, clippino o checchesia il buon Vasco smuove dei numeri incredibili di feedback. Quale occasione migliore quindi per farsi un po’ di pubblicità?
    http://www.scoop.it/t/art-creative-business-new-media/p/510944766/nonciclopedia-il-marketing-del-vittimismo

  2. carlo infante scrive:

    non capisco tutto questo rumore. Si cavalca sempre sul groppone di qualche gigante ( golia o no che sia) ma fa parte del gioco della generale dissimulazione che non m’irrita affatto, anzi.
    E il vasco nazionale si presta, si è prestato (ha fatto il suo gioco).
    Infine: vasco rossi, a partire dal suo solito rock, non m’interessa.
    e ancora: anch’io scrivo spesso di getto, con un sacco di errori di battitura. ma ricordiamoci di correggere poi, rifatti un giro nel testo.

  3. Giulio Pascali scrive:

    errori corretti, se ci sono altri errori vi prego di segnalarli…..
    nessuna irritazione: se si cavalca il gigante, fa parte del gioco
    fa parte del gioco anche parlarne
    rilevo l’incoerenza di alcuni blogger che inneggiavano alle istituzioni giudiziarie come sola vera buona prassi contro l’abuso arbitrario dell’Agcom e dei tentativi di regolamentazione
    quando però quelle istituzioni vengono usate (come è diritto di ciascun cittadino) si solleva una insulsa protesta contro un abuso inesistente
    si arriva al paradosso che se la rete appoggia una tesi, quella tesi sarà vera per definizione (un tempo si usava lo stesso criterio per la TV)
    chi governa (o riuscirà a governare) le informazioni sulla rete influisce sull’opinione generale
    oggi ancora non esiste un governo cristallizzato, salvo piccole nicchie di influenza (i maggiori blogger infatti evidenziano già atteggiamenti da cartello)
    domani qualcuno occuperà questo vuoto?
    emerge con forza il carattere feticista e manicheo della rete, uno dei tanti caratteri che la rete semplicemente amplifica
    occorre tenerne conto quando si dibatte di Web2.0?
    oppure continuare a pensare che la rete sia un luogo taumaturgico risolutore di tutti i mali?

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