Talk lab Entrare Fuori – Commenti freddi

inserito da Giulio Pascali il 28 febbraio 2012 alle 22:41 in in evidenza     
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Se Mc Luhan classifica come “freddi” i media che hanno una bassa definizione e che quindi richiedono un’alta partecipazione dell’utente, in modo che egli possa “riempire” e “completare” le informazioni non trasmesse, manteniamo questo andamento e tentiamo una riflessione “a freddo” riversando qui alcune sugestioni che sono però il frutto della integrazione dei commenti già raccolti sul forum dedicato a Entrare Fuori.

Moltissimi gli interventi e i contributi in questo momento conclusivo del progetto EntrareFuori, tutti diversi tra loro ma tutti ugualmente orientati a darci la misura di quanto creatività e sperimentazione sappiano condurci sulla strada dell’innovazione.

Il Talk Lab dello scorso mese è stato come una centrifuga, di quelle manuali per asciugare l’insalata che giri giri giri e vedi solo colore e rumore e poi magicamente c’è l’insalata asciutta e pronta. E’ stato un po’ così perchè dietro a tutta quella magia di quel pomeriggio eravamo stati in tanti a girare, tutti noi di Urban Experience. A girare nel senso di a scrivere, pensare, ricercare, parlare, contattare. Tanti neuroni. Un risultato splendido. Perchè al Talk Lab l’insalata che magicamente si è mostrata è stata fantastica. Tanti i nostri amici che sono intervenuti portando significato, riempiendo di contenuti, ma anche di frammenti di territori e realtà diverse la sala gremita. Io mi porto ancora dentro la vortiginosa “facilitazionevisuale”: l’azione di visual thinking di Fedele Congedo e Sara Seravalle; il muro nomade è modalità ideale per materializzare in maniera non lineare il flusso di informazioni che mettiamo dentro il frullatore delle idee che è stato il nostro talk lab.

Uno dei temi portanti del Talk Lab è stata l’esplorazione delle possibilità che possono emergere dall’utilizzo innovativo della tecnologia. Innovazione intesa come ricerca e sperimentazione dei diversi modi d’uso che tecnologie, anche consolidate, possono offrirci.

Ne è un esempio l’istallazione immersiva TERZO OCCHIO di Pierpaolo Magnani che consente di de-soggettivizzare il punto di vista del nostro agire, ricollocandolo in ambientazioni anomale (come ad esempio in Tuttomondo ispirato a Keith Haring); la stessa Urban Experience con il format del Walk Show, reinventa il semplice sistema dei whisper talk per ridefinire i normali limiti percettivi della città.

Siamo stati travolti dalla consueta vulcanità di Antonino Saggio e delle sue metodologie che esulano dal tradizionale insegnamento cattedratico della progettazione architettonica e urbana.
Urban Voids di Antonino Saggio ha portato l’esperienza del suo corso universitario a investigare sui diversi modi di utilizzare la città partendo da microinterventi che sviluppano il concetto di “Mixité” e cioè la combinazione di più attività (commerciali, lavorative, infrastrutturali, residenziali e ambientali) caratterizzate però da una funzione trainante e spesse volte innovativa; ancora l’uso, la funzione, al centro di un percorso innovativo.

Siamo restati sul tema della formazione attraverso l’EDUTAINMENT praticato da Zeranta, fabbrica dell’educare divertendo, che ci ha ricordato come l’innovazione passi anche attraverso l’esperienza vissuta e condivisa e l’uso di nuovi format di comunicazione come veicolo per mettere in luce valori e competenze.

Un altro filone portante del Talk Lab è stato indubbiamnete quello che ha messo sul piatto le possibilità innovative di rilancio e di recupero territoriale.

L’innovazione non è tale se non ha con se’ un portato di condivisione e di radicamento sia nel territorio che nel “background” culturale di ciascuno di noi.

Silvio Panini con Koiné e le sue degustazioni radioguidate ci ha mostrato l’importanza di non perdere il contatto con il territorio, anzi con la terra; “l’abbandono della terra e l’inurbamento, storicamente, hanno anticipato la crisi delle grandi civiltà”; oltre alla sua personale battaglia per la promozione della terra, Silvio propone modelli teatrali adattivi al contesto in cui si ritrovano.

Si spendono enormi energie per ricostruire le scenografie sempre uguali a se stesse, mentre è molto più ecologico e sostenibile adattare di volta in volta le rappresentazioni al luogo.

Sulla possibilità della rete di rilanciare la memoria del territorio, sullo scrivere le storie nelle geografie Davide Ondertoller ha portato il progetto Portobeseno, mentre sulla possibilità di sfruttare la memoria del luogo per il recupero urbano Antonello Anappo ci ha parlato del progetto Arvalia Storia che è stato riconosciuto dall’Unesco come uno dei più importanto progetti di arvchiviazione documentale.

Pensando alle possibilità di uso diverso delle cose, Pompeo Martelli, che ci ha ospitato presso il Museo della Mente, ci ha rappresentato l’idea che un museo possa nascere ed esistere anche come uno strumento di prevenzione sanitaria.

Di grande pregio il lavoro di educazione alla memoria fatto con i piccoli studenti delle scuole da portobeseno, in collaborazione con Tiziana Amicuzi, sul territorio di Corviale, lo stesso quartiere dove, nelle ore seguenti, abbiamo poi incrociato per la seconda volta l’approccio ludico didattico di workinproject.

Aprirei un ulteriore filone sugli interventi che hanno avuto come linea portante la intersezione mediale, come quella offerta dal lavoro di Franz Rosati che rappresenta una realtà audio visiva artificalmente ricostruita nella discontinuità e nell’organicità dei processi non lineari e caotici, sviluppando autonomamente il software necessario per la propria produzione musicale e visuale.

Sempre sulla cross-medialità si incentra il lavoro di Max Giovagnoli (riconosciuto come uno dei massimi studiosi di nuovi linguaggi cross-mediali associati allo storytelling) che con Urban Experience ha sviluppato il progetto di tesi per lo IED Inventori di Mondi.

Federico Bucalossi può a buon diritto inserirsi nella categoria dei “promotori territoriali” che usano l’innovazione per promunovere e rilanciare il locale; il suo festival Zonevideo promunove la produzione di video “locali”, video in zona appunto.

Lo stesso lavoro di promozione della città viene condotto da Amate l’Architettura, presentata da Giulio Pascali, che ha rivendicato le molte iniziative svolte in sinergia con Urban Experience, tutte caratterizzate dal comune denominatore della ricerca di modi d’uso innovativo della città, sia per il suo recupero che per la sua riscoperta.

Concludendo con le prime considerazioni che hanno apero il forum sul Talk-Lab dedicato Performing Media per la cultura dell’innovazione:

Performing media non riguarda più solo la sperimentazione dei nuovi linguaggi performativi (espressa dai movimenti creativi del Novecento, come il Fluxus con l’happening, i situazionisti con le azioni psicogeografiche e la postavanguardia teatrale, in particolare nell’interazione tra scena e nuovi media) ma la progettazione di eventi attraverso piattaforme cross-media (radio, video, web, mobile) per l’interazione tra le reti e il territorio.

Performing Media coniuga le poetiche e le politiche delle reti, intese come estensioni di una creatività sociale che sperimenta ed attua Società dell’Informazione, attraverso l’invenzione di nuovo spazio pubblico, esplicitando le potenzialità di auto-organizzazione del social network per progetti ludico-partecipativi, secondo la linea d’iniziativa dell’Urban Experience.

Un ambito, quest’ultimo, che contempla azioni su più piani, dall’happening radioguidato ai progetti di urbanistica partecipativa, dalle esplorazioni radioguidate all’innovazione sociale, dalle palestre di cittadinanza interattiva al geoblogging e all’integrazione memoria-reti-territorio.

(mash-up di contributi, raccolti dal forum  di Chiara Giorgetti, Giulio Pascali, Emanuela Bonella, Tiziana Amicuzi, Fedele Congedo, Urban Experience)

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