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L’alterità dell’avanguardia

inserito da Urban Experience il 6 febbraio 2015 alle 00:01 in in evidenza     
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L’alterità dell’avanguardia, tra memoria del nuovo e mutazione futura

 

Partiamo da un paradosso. E’ utile per esplicitare ciò che definisco Memoria dell’Avanguardia” (1), andate a leggere più sotto, come in un link.

Trattiamo di un concetto che suona come un paradosso proprio perché l’Avanguardia è qualcosa che, per statuto, è votato a stare sempre avanti, votato al “superamento”. E’ quindi paradossale ricostruirne una memoria. Mi piacciono i paradossi.

Procedo quindi in questo intervento che si presenta in una serie di frammenti di un discorso teatrale (l’assonanza con il modello Barthes dei “Frammenti di un discorso amoroso” non è casuale) evocando a questo punto un graffito apparso a Pistoia nel maggio 1980, nei giorni in cui si svolgevano gli incontri internazionali Arte-Teatro, in un match Italia-California arbitrato da Enzo Bargiacchi e Giuseppe Bartolucci. Uno dei momenti topici per il movimento della Postavanguardia (2) l’espressione radicale di uno spirito del tempo che rappresentò nell’ambito teatrale una polarità chiara di opposti estremismi (3). Una condizione che esprime un’alterità dell’avanguardia, capace di creare un ponte tra la memoria di quella che Bartolucci amava definire “tradizione del nuovo” e la mutazione futura scandita dall’evoluzione delle nuove tecnologie della comunicazione.

Quella scritta mi colpì molto, a tal punto da usarla come titolo di uno dei miei report pubblicati sul quotidiano “Lotta Continua”. Recitava: “L’arte è superare la specie, educando il computer”. Anticipava, forse a sua insaputa, il dibattito sulle bio-tecnologie, sulle cyber-performance, sul post-human. Un presagio. Una comunicazione virale che nell’arco di un decennio influenzò non poco la mia “deriva” culturale, un’evoluzione che nel 1991 mi vide “abbandonare” la casa del teatro per dedicarmi, con una full immersion nelle realtà virtuali, in un continuo nomadismo nelle culture digitali. Eppure non ho mai smesso di vivere il teatro come un principio attivo che alimenta il mio sguardo sul mondo, alimentando delle intuizioni, proiettandomi nelle dinamiche della mutazione culturale.arte è superare la specie educando il computer

In questo senso considero importante ricomporre alcuni tratti di quell’avventura teatrale, anche se oggi sono sempre più rivolto ai temi dell’innovazione sociale, impegnato con Urban Experience nelle strategie resilienti per la partecipazione e nel change-making.

E’ evidente che la forma-libro non è funzionale per dare luogo a questo continuo rimando dei frammenti (che non sono delle note ma diramazioni ben articolate di un percorso frattale…). Ma continuiamo così, ho scelto l’ipotesi di rimandare ai vari nodi ipertestuali e per quanto appaia pretestuoso ha una sua logica e lo faccio con i rimandi ai testi che seguono, come delle note a margine.

Nel web (su urbanexperience.it/lalterita-dellavanguardia ma con il mobtag in fondo al testo ci puoi arrivare dritto dritto con il tuo smartphone) questo testo si sviluppa con diversi altri link (recuperando un po’ di tanti altri frammenti sparsi), rivelando molto altro. La rete internet è il luogo dove ricombinare questa memoria dell’avanguardia che dopotutto ha intuito, già con l’avanguardia dei Futuristi e dei Surrealisti, il principio non lineare del discorso che si smarca dalla consequenzialità narrativa per esplicitare il rapporto arte-vita anche attraverso la scrittura. Secondo una nuova sensibilità che definisco del “punto di vita”(4).

I frammenti che seguono, come note, sono stati scritti per l’ipertesto Memoria dell’Avanguardia inserito nel CD-ROM Percorsi Cifrati realizzato, con Marco Solari, per la Regione Lazio nel 1994. Li ho recuperati per questo intervento che si conclude con il riferimento ad un progetto per OrizzontiVerticali (5) che potrebbe accogliere, nell’estate 2015, un momento relativo quella esperienza pistoiese di 35 anni fa, emblematica a proposito di “generazioni teatrali a confronto”.

Ecco ora le note-link

1. La Memoria dell’Avanguardia

L’Avanguardia, più della Tradizione ha bisogno di Memoria.

Se è vero che le sperimentazioni affinano al processo dei mutamenti, può essere necessario capitalizzarne l’esperienza.

Oggi, verso la fine di quel “secolo breve” che è stato il Novecento, centrare l’attenzione sulle modalità del divenire culturale può essere, infatti, un buon modo per armonizzarci con l’accelerazione evolutiva in corso. Abbiamo pur bisogno di elementi di valutazione per interpretare i fenomeni che hanno tracciato delle piste può essere utile, anche per non commettere gli stessi errori di chi ha “sperimentato per sperimentare”.

Dire che il mondo è in trasformazione continua è un’ovvietà, ma non è banale, ed è proprio per questo che trarre indicazioni da quelle pratiche di sperimentazione ci permette di cogliere il senso di questo andamento generale che sembra inclinare sempre più il piano delle modificazioni culturali, in accelerazione esponenziale.

Tutto va così veloce che forse ha sempre meno importanza creare qualcosa di Nuovo (un termine che quasi imbarazza ormai). E’ possibile bensì riconfigurare gli assetti psicologici, qualificare l’attenzione, la percezione delle cose in movimento per cogliere per tempo l’andamento delle trasformazioni: affinando il sentire alle mutazioni. Riconsiderare l’esperienza dell’Avanguardia, in quanto “tradizione del nuovo”, ovvero come ricerca continua di nuove forme e attitudini, può essere importante per comprendere il senso del movimento del tempo, per non subirne lo strappo in avanti.

La “Memoria dell’Avanguardia” può essere intesa come una strategia ideale di approccio culturale al sistema delle mutazioni per cogliere i principi strutturali: il pensiero divergente, la condizione ludica, la percezione dinamica, la multidimensionalità, il vitale scambio di comunicazione, l’alterità.

Sono questi i principi attivi di quel teatro sperimentale che nel mixare leggerezza ludica e complessità concettuale, piacere e sperimentazione, coscienza antropologica e contemporaneità, ha creato un proprio, autonomo, ambito culturale.

Se declino al passato questo dato non è certamente perché non esista oggi una teatralità viva, intelligente e coinvolgente, ma semplicemente perché categorie come Avanguardia e Sperimentazione si sono azzerate, estinte nell’attrito evolutivo di un tempo accelerato. Si sono esaurite storicamente delle tensioni che non riguardavano solo gli autori ma gli spettatori, militanti o occasionali che fossero, comunque complici di un clima comune, ad alta densità culturale ed ideologica. E per cultura, sia chiaro una volta per tutte, voglio intendere quella complessità ricca più di comportamenti che di letterature, più di tensioni ideali che di filosofie.

2.Postavanguardia, la ricerca concettuale e desiderante

E’ a sud delle cantine romane che si sviluppa un’area di ricerca teatrale insofferente del manierismo di quell’avanguardia definita in parte Teatro Immagine.

Varie rassegne nella metà degli anni Settanta vengono promosse tra Napoli, Salerno e Cosenza ed è qui che nel novembre 1976, all’interno del “Progetto di contaminazione urbana”, prende il via la Postavanguardia.

Si tratta inizialmente di una sorta di “cartello” di formazioni teatrali di nuova generazione: Gruppo Teatro Stran’amore (che divenne Beat 72, di cui Simone Carella e’ sempre stato il fulcro), Il Carrozzone (chiamato poi Magazzini Criminali e infine I Magazzini), La Gaia Scienza (divisa poi in due anime: Compagnia Barberio Corsetti e Compagnia Solari-Vanzi), e subito dopo Spazio Libero e Teatro Oggetto. Dalle rassegne del Beat 72 “La Nascita del Teatro” e “Iniziative di ii” nel 1977-1978 inizia a montare un vero e proprio movimento culturale, più che teatrale, tale da fare del cortocircuito arte/vita e privato/politico un linguaggio e un comportamento assolutamente inedito.

Emergono altri gruppi come Falso Movimento ( che diverrà con le regie di Martone, il gruppo più amato),Teatro Studio di Caserta (con l’ottimo Toni Servillo), Dark Camera (Marcello Sambati) e poi ancora Il Marchingegno (poi Krypton), Taroni-Cividin, Padiglione Italia, Tradimenti Incidentali,etc.

Il passaggio a sud trovò momenti decisivi a Padula , alla Reggia di Caserta e a Napoli dove subito dopo il terremoto del 1980 si accentuò un’attenzione culturale di straordinaria vitalità. Una migrazione questa, un nomadismo già avviato nel 1972 da Leo De Berardinis e Perla Peragallo quando esausti degli edonismi romani si stabilirono a Marigliano, sviluppando l’idea di un “teatro dell’ignoranza”, elementare e nichilista.

Non si può dire che Leo fece parte della Postavanguardia ma fu da subito uno dei riferimenti più precisi, la carica esistenziale e nichilista del suo teatro influenzò molto le nuove generazioni.

La linea radicale della Postavanguardia si stemperò con il tempo, varcati gli anni Ottanta cambiò il clima, spirava il “postmoderno”, un venticello postideologico che coniugava l’idea di metropoli con la velocità, anzi l’accelerazione delle trasformazioni in atto.

E la Postavanguardia dalla performance concettuale, desiderante e clandestina passò alla cosiddetta Nuova Spettacolarità: un teatro ideale per quegli anni, veloce e suadente, efficace anche per i palcoscenici all’italiana appena conquistati.

3.Gli opposti estremismi della scena radicale

Oggi come allora ritroviamo il valore di cercare nel teatro un “gesto contemporaneo” e non solo un’espressione artistica autoreferenziale, rivolta al proprio interno.

Ciò comporta in primo luogo un recupero di quel senso del tempo che scandisce le trasformazioni, così perduto, invalidato, dall’accelerazione storica e dalla sovraesposizione televisiva.

Valutare le caratteristiche dello scenario degli anni Settanta, con tutte le sue conflittualità, è fondamentale per capire come mai in Italia sia sorta l’avanguardia teatrale più vitale del mondo, così dinamica e contraddittoria da creare degli opposti estremismi anche tra tendenze teatrali poi dissolte in una deriva “senz’orbita” (titolo di una rassegna che curai nel 1984 al teatro Spaziozero di Roma, con una delle prime performance di Societas Raffaello Sanzio e di Santagata-Morganti).

Per abbracciare l’arco di questi anni Settanta del teatro italiano va colta anche l’esperienza del Terzo Teatro: un movimento sorto sulla base della lezione teatrale di Jerzi Grotowski e dell’Odin Teatret ed esteso sul principio attivo del training, il lavoro sul corpo.

Un link su “Terzo Teatro” sarebbe doveroso, c’è moltissimo da rilevare in quel fenomeno che, al di là della complessità culturale (nell’interesse antropologico dei teatri tradizionali orientali, ad esempio), rispose all’enorme domanda di aggregazione, di “gruppo”, che emergeva da quella generazione.

Postavanguardia e Terzo Teatro per diversi anni rappresentarono degli emblematici opposti estremismi della scena radicale: quella di un “fare teatro” che in Italia raggiunse livelli amplissimi di partecipazione, unici al mondo.

Una, la Postavanguardia, metropolitana ed edonista, visionaria e multimediale, l’altro, il Terzo Teatro, severo e concentrato in piccole comunità, fisico ed essenziale. Segni diversi che spesso rappresentavano le due facce di una stessa medaglia. La “medaglia” era quella generazione disillusa, se non sconfitta, da una conflittualità andata alla deriva.

E’ qui il dato peculiare da considerare, alla luce di uno scenario politico che, degenerato nei cosiddetti “anni di piombo” del terrorismo e di una paranoica e indiscriminata repressione, vide migliaia di giovani convogliare le proprie energie dagli scenari dello scontro sociale a quelli dell’incontro teatrale.

I grandi concerti e i festival pop dopo il rapimento Moro (1978) furono, se non vietati, fortemente inibiti da uno Stato di Polizia che castrò definitivamente un movimento ormai allo sbaraglio.

In questo quadro festival teatrali, come quello di Santarcangelo (nel 1979 in particolare), ma anche manifestazioni cittadine come l’Estate Romana o i Punti Verdi a Torino, rappresentarono un forte punto di riferimento per un popolo giovane che trovò il modo per riconvertire il proprio antagonismo in creatività. Trovò luogo una migrazione culturale favorita da un’oculata e contraddittoria politica pubblica, ancorata su una capillare rete di enti locali governati dalla sinistra, che cercò di stabilire una pax sociale grazie a quella strategia consociativa, caratteristica propria dell’Italia di quegli anni.

La Memoria dell’Avanguardia per come tendo a ricostruirla (l’ho già detto), é parziale. Corrisponde ad una visione vissuta in prima persona ma con un ruolo connotato: ero critico teatrale del quotidiano “Lotta Continua”, il giornale-cartina tornasole degli umori di un movimento rivoluzionario senza rivoluzione.

Con gli occhi e la testa di oggi mi va di ricomporre in un processo cognitivo i vari elementi, più socioculturali che estetico-formali, per ricostruire quegli andamenti: per fare del sentimento del tempo un’esperienza.

Ecco una cosa da sottolineare: l’esperienza dell’avanguardia non riguarda solo gli autori o gli artisti (come alcuni preferiscono definirsi), ma gli spettatori che hanno colmato con la loro visione quella dei protagonisti della scena.

L’idea di progettare un ipertesto nasce da questa consapevolezza: utilizzare la multimedialità che attraverso i procedimenti connettivi possa rendere evidenti i percorsi incrociati tra eventi, immaginari e reali, e quotidianità, innervando tra loro culture ed esistenze di un mondo in trasformazione.

E’ decisivo inoltre comprendere che tra multimedialità e ricerca teatrale non c’é solo un rapporto di elaborazione a posteriori (secondo i criteri della documentazione) ma un’attitudine complementare: il teatro sperimentale si è sempre caratterizzato per la sinestesia percettiva, ovvero la simultaneità dei diversi linguaggi espressivi messi in gioco. Parola, azione, visione e suono, interagiscono in una soluzione spettacolare che sollecita lo spettatore ad una disponibilità attiva e cognitiva.

L’avanguardia teatrale anticipò sul campo molte di quelle procedure che oggi si stanno standardizzando con l’avvento della multimedialità.

Perché dimenticarlo?

4.Il punto di vita

La memoria del teatro trova luogo nelle diverse forme in cui lo sguardo dello spettatore si traduce. Il fatto che quello sguardo sia plurale seguendo la molteplicità della soggettività degli spettatori è il punto che esalta la condizione del teatro che non esiste se non condiviso.

Chiudere quello sguardo in un unico punto di vista è possibile, certo, ma ne limita la potenzialità. In un film, in un video, la memoria teatrale si cristallizza.

E’ per questo, che è opportuno rivalutare la memoria soggettiva, vitale, della singolarità dello spettatore che attraverso la scrittura o la narrazione orale ricostruisce la sua memoria teatrale. Il suo teatro, intrecciandolo con la sua esistenza, il suo “punto di vita”.

Non c’è dubbio poi che a rendere più articolato questo principio di ricomposizione della frammentarietà soggettiva degli sguardi e delle cronache teatrali sia il linguaggio ipertestuale, o ancora meglio quello ipermediale, attraverso cui si può percorrere un’identità culturale aprendo finestre informative, audio e visive, inverando le diverse sfaccettature della progettualità scenica d’autore, anche oltre la scena (la radio, il cinema, il video). Ma non intendo trattare di questo, qui, ma della necessità di recuperare almeno un po’ di quelle scritture che alimentano la comunità teorica del teatro, al di là della condizione effimera dello spettacolo.

5. OrizzontiVerticali. Per una mappa delle parole-chiave

Ecco ora una recente mossa, una linea d’iniziativa avviata (e in parte rimasta sospesa) con il progetto Orizzonti Verticali a San Gimignano nel 2013. Si tratta di una “mappa cognitiva per la condivisione di parole chiave”, concepita insieme a Tuccio Guicciardini e Matteo Siracusano. Un progetto simile a quello realizzato anni prima con AIEP con la PerformingMap.

Potrebbe essere un’idea da condividere, per dare una forma compiuta a questo percorso di ricomposizione della memoria dell’avanguardia da parte delle più diverse realtà, dai centri di ricerca alle università.

L’evento a San Gimignano è stato il luogo di una serie di confronti tra differenti generazioni di protagonisti della scena contemporanea, tra attori, danzatori e performer, studiosi, giornalisti, operatori, spettatori e critici, a partire da alcuni firmatari del Manifesto di Ivrea del 1967.

Il filo conduttore è stato “l’incontro-scontro generazionale” alla luce di un forte disorientamento generato dall’esaurimento di una spinta sperimentale data da una contemporanenità accelerata che ha ormai dissolto la cultura dell’avanguardia.

L’intento è ora, con la Tag Cloud, quello di ricomporre i vari frammenti emersi nel confronto inter-generazionale, tra eredità culturali e mutazioni antropologiche, cercando di individuare sia i principi di continuità sia le innovazioni più radicali.

Il tentativo è quello di esprimere una spinta verso nuovi orizzonti creativi e allo stesso tempo ricostruire un percorso cognitivo attraverso la memoria del teatro di ricerca.

Questo cantiere web, avviato con la collaborazione di Urban Experience, è in primo luogo una piattaforma in cui ritrovare le tracce dei vari set di confronto (via twitter con #orizzontiverticali e aggregati in uno storify) per poter delineare in corso d’opera una mappa del percorso intrapreso.

Le parole chiave-tag trovano una prima forma nella “tag cloud” (una nuvola di contenuti ipertestuali) che s’integrerà ad altri elementi video, audio e fotografici, per avviare una “mappa” multimediale che traccia e aggrega il “movimento delle idee”, il confronto delle diverse generazioni in un non-manifesto dinamico aperto e partecipato.

Carlo Infante (marzo 2015)

Ascoltiamo Accattone dal cloud esplorando il Pigneto con i piedixterra

inserito da Urban Experience il 3 febbraio 2015 alle 20:30 in in evidenza     
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Del radio-walk show fatto al Pigneto  abbiamo già scritto in un post dove trovate anche lo storify, il diario connettivo che riaggrega foto, tweet, video e vine (gli instant movie). Lasciamo traccia subito, mentre si agisce, sui social, su twitter in particolare con #piedixterra #urbanexperience #romadinverno1415 e #romacreativa e poi si rilancia sull’evento facebook che teniamo sempre aggiornato. Ogni tanto riusciamo anche a pubblicare delle videotag (videoclip con le tag che rilevano le parole chiave dell’evento) come questa qui sotto, relativa il walk al Pigneto.via accattone

Dal 19 febbraio riprendiamo a sciamare in giro per Roma (qui trovi tutto il programma aggiornato di Piedixterra e Testa nel cCloud). Si ritornerà lungo il Parco lineare che parte da Monte Mario tracciando una nuova “via francigena”, ascoltando via radio le storie di quella geografia urbana e frammenti del film ambientato al Monte Ciocci,“Brutti sporchi e cattivi”. A Centocelle, si percorrerà la pista del primo aeroporto d’Italia, da cui è decollato nel 1909 un fratello Wright, per arrivare all’Alveare, un coworking per mamme, ad un talk sull’innovazione sociale.Una passeggiata peripatetica partirà dal Gianicolo, conversando della “futura arcadia”, toccando i luoghi romani di Torquato Tasso, la sua Gerusalemme Liberata sarà presentata in un “teatro d’ascolto” di Roberto Zibetti nel Casale di Pio V, dopo un radio-walkshow nel giardino segreto del Papa e a Via Margutta, dopo l’esplorazione di quel borghetto alle pendici del Pincio. Queste ultime due azioni vedono il coinvolgimento dell’Istituto S.Alessio per i Ciechi con cui si farà un’esplorazione di Tor Marancia, l’ex borgata Shangai, misurandosi con la città con un’altra percezione. L’ultimo radio-walkshow si farà a Testaccio , per gustare il cuore popolare di Roma, conversando e assaggiando l’espressione più radicale della gastronomia romana, nel quartiere che accolse il Mattatoio più avanzato d’Europa, il “Quinto Quarto”: un’accezione para-filosofica che definisce l’insieme delle frattaglie animali. Tutte queste azioni con i “piedi per terra” trovano nel cloud una mappa web che traccia tutte le esperienze urbane.

L’alfabeto del mondo, per apprendere dappertutto

inserito da Urban Experience il 1 febbraio 2015 alle 01:50 in in evidenza     
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Raccontarsi è un’attività che coinvolge da sempre gli esseri umani. Ma come reinventare questi modi, anche attraverso i nuovi media, con la creatività delle nuove generazioni? E’ intorno a questa domanda che si svilupperanno incontri, workshop e radio-walkshow di esplorazione urbana, per il Festival della Cultura Creativa promosso dall’ABI in più sedi ma con epicentro a Roma, dal 16 al 22 marzo.alfabeto-del-mondo-Eva-Montanari Il titolo “l’alfabeto del mondo” è ben declinato nel sottotitolo: “leggiamo i segni intorno a noi”. C’è lo spirito di Bruno Munari che aleggia in questo progetto teso ad intendere la creatività non solo come produzione artistica ma come condizione aperta di percezione di ciò che ci circonda, alimentando la curiosità e la capacità ludica di proiettarsi sulle cose, reinventandole. Munari sottolinea: Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare.” La creatività è naturalmente connettiva, ci mette in relazione con gli altri, va condivisa. Ed ancor più ci sollecita a selezionare le informazioni, a partire da quelle dell’ecosistema ambientale che ci avvolge, per fare della nostra percezione una condizione vitale, generativa e relazionale. Nell’incipit del progetto si precisa: “Consapevoli che le storie ci arrivano sia dal passato dei nostri territori che dal futuro fantastico dei nostri sogni, invitiamo i ragazzi a guardarsi intorno e con l’aiuto degli operatori culturali a riscoprire quello che il mondo ci dice, per entrare nella realtà con un percorso più emozionante e meno scontato”. Il Festival della Cultura Creativa invita diverse realtà (dalla Scuola di Robotica educativa di Genova al Centro Alberto Manzi di Rimini, dalla Fondazione Montessori di Roma al Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli per l’Arte Contemporanea) che si pongono come catalizzatori di creatività sul territorio in una settimana che pensa il bene comune in mano ai più giovani capaci di giocare con il mondo per rivelarne l’essenza creativa.

Sotto le gonne dell’Argentina. Alle fondamenta del teatro…

inserito da Urban Experience il 30 gennaio 2015 alle 13:49 in in evidenza     
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con Toni Servillo, Piccioni e Calbi

conversiamo del teatro “matrice” della polis

Abbiamo perso il conto di quanti radio-walkshow  con il progetto PiedixTerra abbiamo sparso per tutta la città. Qualcuno li ha definiti un “arrembaggio alla realtà” ed in fondo è la verità: siamo eretici e situazionisti anche se siamo stufi dei conflitti… Ecco ora un report della nostra esplorazione urbana al Teatro Argentina, una buona occasione per capire cosa sia la città visto che è proprio grazie alla tecnologia del theatron (per la diffusione veloce dell’alfabeto nella Grecia antica) che s’è potuta sviluppare la polis. Nella conversazione nomade tra i corridoi stretti e tardo-gotici, parliamo della funzione pubblica del teatro come tecnologia che s’è fatta linguaggio per rivelarsi condizione abilitante atta a condividere stati d’animo complessi; dei neuroni specchio come principi attivi dell’empatia, grazie alla palestra del teatro; degli antichi conflitti tra avanguardia e tradizione (ascoltando la voce di Giuseppe Bartolucci, fondatore della Postavanguardia ed un frammento della performance “Crollo Nervoso” dei Magazzini Criminali); del “Burcardo” potente consigliere pontificio che nel XV secolo costruisce il complesso dove è accolto il Teatro Argentina; di Giulio Cesare ucciso sotto sotto, nei sotterranei, dove sono emerse le tracce della Curia di Pompeo; della Rolls-Royce che portava fino al palco l’aristocratico comunista Luchino Visconti. Ne parliamo con Antonio, l’energico e competente neodirettore del TeatrodiRoma; Sandro, l’ispirato responsabile delle attività culturali dello Stabile; Toni, il Servillo nazionale, conosciuto 35 anni fa alle prime performance; Lucio, amico filosofo postmoderno; Luciano, apripista di un teatro d’impegno politico con il Collettivo Mayakovskij, come nel 1975 all’Ospedale Psichiatrico di Trieste, con Basaglia; e tanti altri, tra le decine di talking-walking heads (più di 60…un overbooking…). Abbiamo ancora una volta la conferma di come il principio attivo del teatro nasca nello scambio del senso condiviso, nella reciprocità e che la sua funzione portante è quella di palestra dell’empatia, la “forma” motrice della migliore partecipazione possibile.

Le memorie di guerra al Tuscolano, tra bombe e ciriole

inserito da Urban Experience il 27 gennaio 2015 alle 01:08 in in evidenza     
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106 (anni) a 1!

106 (anni) a 1!

Una videotag del radio-walkshow che s’è mosso da Villa Fiorelli fin dentro il supercondominio di Via Taranto per evocare i bombardamenti del 1943.

Partecipano alla conversazione nomade almeno cinque generazioni (dai 106 anni di Gilda all’uno di Violetta), gli anziani ripescano dal fondo della memoria alcuni frammenti, flashback, in cui oltre che di bombe (dopo quello a S.Lorenzo il bombardamento al Tuscolano fu uno dei più gravi per Roma), di ricoveri antiaerei, si parla di cibo e in particolare di ciriole. In questo storify (combinato con altri walk fatti in quei giorni…ne abbiamo fatti tantissimi…) si trovano altre immagini.

Abbandono. La prima parola del vocabolario della “cameriera di poesia”. Momento topico e tonico per i nostri arrembaggi alla realtà.

inserito da Urban Experience il 25 gennaio 2015 alle 00:31 in in evidenza     
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Dopo le nostre continue, forsennate, esplorazioni urbane dappertutto, in giro per Roma, di PiedixTerra e Testa nel Cloud  si approda a Giorni Felici per “La cameriera di poesia” di Claudia Fabris. vocabolario E’ come dice lei, performer di rango (già con il Tam di Padova, la ricordiamo come un’apparizione fulgida in una chiesetta campestre del Salento per il progetto Genius Loci nel 2004), una “ristorazione dello spirito”, un momento topico e tonico per tutti quei pellegrini metropolitani impegnati con noi negli “arrembaggi alla realtà” disseminati per la città. Il suo intervento è in piena sintonia con le metodologie di Urban Experience, crea un teatro d’ascolto, immersivo, grazie ad un sistema di radio-cuffie (ad alta fedeltà questa volta, diverse da quelle “whisper” che usiamo nei radio-walkshow). a lettoCi invita nel suo mondo rarefatto denso di citazioni poetiche da scegliere con un menù, per soddisfare l’appetito di bellezza ed armonia. Amiamo ancora di più il piccolo vocabolario poetico che sta compilando in progress, in stretta relazione con le situazioni che incontra. Illumina, sonda nell’etimo delle parole, carambola con il senso, rivelando rifrazioni che invitano chi le ascolta (o le legge, quando la incontra nelle sue apparizioni urbane, come domani mattina al Parco dell’Appia Antica, le tracce dei suoi interventi le trovi in questo STORIFY) a interrogarsi, facendole esplodere dentro come delle intime bombe di profondità. A Giorni Felici la si ascolta sospesi, possibilmente sdraiati, magari a occhi chiusi.  Il messaggio si fa massaggio. Fa bene. E ne scegliamo una di parola, la prima e la più pertinente.

Abbandono:

c’è dentro un dono
ma non te ne accorgi

Deve essere una buona notizia
che si traveste malamente,
tanto da sembrare cattiva

è la sola spiegazione possibile

e infatti un anno dopo aver scritto questa definizione ho trovato:

ABBANDONARE – dal francese medievale à ban donner ‘mettere a disposizione di chiunque’

“Siamo un racconto che sta avvenendo per gioco” e per strada

inserito da Urban Experience il 23 gennaio 2015 alle 02:13 in in evidenza     
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Nello stream dei social media, grazie ad Alessandro, raccogliamo questa frase:”Siamo un racconto che sta avvenendo per gioco”. E’ di Giuliano Scabia, un maestro, poeta e viandante. E la rilanciamo, aggiungendo…”e per strada”.nel negozio Con i nostri radio-walkshow stiamo esplorando Roma con il progetto #piedixterra e testa nel cloud che domani, venerdì, ci trova al Quadraro, evocando i rastrellamenti del 1944, sabato mattina sulle rive dell’Aniene e nel pomeriggio lungo quelle del fiume sacro Almone ( con apparizioni performative di Claudia Fabris e allo studio RA la sound art di Carlo Fatigoni) e infine (ma dal 19 febbraio si riprende) domenica nel Parco dell’Appia Antica. Qui sotto trovi lo storify che riaggrega foto e tweet di alcune delle decine di azioni che stiamo realizzando dappertutto…Da quella lungo le Mura con i minori migranti ospiti della Caritas, a quella a Villa Fiorelli, ricordando i bombardamenti del 1943 (con cinque generazioni, da 106 anni a uno) al giro che abbiamo fatto al Tuscolano, accompagnando due amici ciechi a fare la spesa.

Oggi PerformingStreaming di NuovaEcologiaTV

inserito da Urban Experience il 21 gennaio 2015 alle 11:14 in in evidenza     
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Oggi, alle ore 17, siamo in “performing”streaming (grazie a Marco, direttore di LaNuovaEcologia), sul campo, per strada, durante il radio-walkshow “Il sorriso della Garbatella” che arriverà, passando per il FabLab, a Millepiani dove alle 18,30 si svolge il TalkLab su “ChangeMaking. Performing Media per l’innovazione territoriale”. Raggiungici per strada e se arrivi in ritardo dal bus o dal treno (la Casa della Città da dove partiamo alle 17 è a un passo da stazione Ostiense) apri la finestra sul cloud del web; dopotutto agiamo su entrambi i piani: PiedixTerra e Testa nel Cloud.


LanuovaecologiaTV di lanuovaecologiaTV


PiediXTerra sotto sotto il teatro; a Garbatella; a Corviale; al Quadraro; tra l’Aniene e l’Almone; all’Appia Antica e poi cullati dalla cameriera di poesia

inserito da Urban Experience il 19 gennaio 2015 alle 01:27 in in evidenza     
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In quel titolo lunghetto c’è la somma delle nostre esplorazioni urbane di Piedi per Terra e Testa nel Cloud in giro per Roma in questa settimana.

Martedì 20 gennaio alle ore 18 c’è il radio-walkshow al Teatro Argentina (Ingresso Artisti a via dei Barbieri 21):  “Alle fondamenta del Teatro” , in un percorso che dai sotterranei, dove ci sono i resti della Curia di Pompeo (dove fu ucciso Giulio Cesare), arriva ai camerini (dove saluteremo Toni Servillo che andrà scena poco dopo con “Le voci di dentro”).

Mercoledì 21 alle ore 17 il Radio-walkshow “Il sorriso della Garbatella” parte dalla Casa della Città (via della Moletta 85) per arrivare al Fablab e poi a Millepiani (Via Nicolò Odero 13) dove si svolge, alle 18,30, il TalkLab “ChangeMaking. Performing Media per l’innovazione territoriale”, un momento importante per comprendere l’evoluzione poetica-politica di Urban Experience.

Giovedì 22 alle 15 siamo a Corviale con il Radio-walkshow “Corviale United Roofs. Un ecosistema urbano glocal” che parte dalla Biblioteca “Renato Nicolini” (Via Marino Mazzacurati  76) . Venerdi 23 siamo al Quadraro con i bambini delle scuole “Smart City Kid @ Quadraro. L’apprendimento dappertutto per la cittadinanza educativa”, mentre alle 17,30 (davanti alla Metro Porta Furba-Quadraro, direzione Monte del Grano) c’è il  Radio-walkshow  “Donne al Quadraro” per uno storytelling nomade in cui ascolteremo varie testimonianze sul rastrellamento del 1944; si arriverà poi alle 19 a Fondazione Mondo Digitale (Via del Quadraro 102) per la  Proiezione del documentario  “Storie d’aprile – Donne al Quadraro” di S. Miceli e K. Majenza.

Sabato 24 alle 11  c’è il Radio-walkshow “L’orto come strumento sociale”, appuntamento al Centro Visite della Riserva Naturale Valle dell’Aniene – Casa del Parco (Via Vicovaro) e alle 15 si va ad un altro fiume  “Almone fiume sacro”, partenza da StudioRA (Via Bartolomeo Platina 1F) e al ritorno ci aspetta l’ambiente sonoro di Carlo Fatigoni e una degustazione degli ottimi vini laziali del Casale del Giglio. Durante il radio-walkshow che sciamerà nel Parco della Caffarella ci si imbatterà nella Performance “La Terra sotto i Piedi e il Cielo tra i Capelli” di Claudia Fabris.camerieradiPoesia

Per i pellegrini dell’urban experience ci sono due appuntamenti “immersivi” d’assoluto ristoro psico-fisico, il venerdì e il sabato, alle ore 21 Performance  “La cameriera di poesia. Una ristorAzione per lo spirito” di Claudia Fabris a Giorni Felici b&b (Viale Ippocrate 116).

Ricordatevi di prenotare a info@urbanexperience.it, altrimenti niente radio-cuffie. Ma non è finita qui. Domenica il programma è ancora più denso (ma poi stop per riprendere il 19 febbraio).

Domenica 25  alle ore 10,30 dall’Ex Cartiera Latina  (Via Appia Antica 42 ) si parte con il  Radio-walkshow “Alberi Parlanti nel Parco Regionale dell’Appia Antica”  e, in una staffetta performativa, alle ore 11,30, si snoda per la Caffarella lo storytelling   “Sulle tracce di Marcovaldo e i funghi in città” dal Casale dell’Ex Mulino-Sepolcro di Annia Regilla, s’incontrerà un’altra sessione della Performance “La Terra sotto i Piedi e il Cielo tra i Capelli” di Claudia Fabris e alle ore 12 c’è  “#Urbee. Le api romane” per incontrare gli sciami a cui siamo molto legati, come partner dei progetti di apicoltura urbana.

Per trovarci su twitter usate #piedixterra e #urbanexperience

REPORT sulle azioni alla Prenestina, a MonteMario, con i minori migranti ospiti della Caritas, con i ciechi al Tuscolano,  videotag sul “Lago di Tutti”. Ne parla La Repubblica. Una Tweet-Intervista. Intervista a Radio Città Futura.

Si segnala inoltre Periferica – Art Is Act, festival delle culture digitali che lancia una CALL che scade il 30 gennaio. Urban Experience è partner.

Sciamiamo al Pigneto ascoltando “Accattone” di Pasolini

inserito da Urban Experience il 18 gennaio 2015 alle 13:04 in in evidenza     
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A 40 anni dalla morte di Pasolini esploriamo il Pigneto con il nostro radio-walkshow  ascoltando, tratti dal cloud del web, frammenti del film “Accattone” (1961) del grande poeta delle periferie dell’anima.con giulia Parliamo dei progetti di rigenerazione urbana in atto in quel quadrante con Giulia, assessore all’ambiente del V Municipio, come quelli dei giardini pubblici (realizzati per compensazione dal cantiere della metropolitana) e di un intervento creativo d’evocazione pasoliniana inscritti nell’ex borgata.
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