La passeggiata a Casal del Marmo, promossa da Urban Experience, ci ha condotto alla scoperta di un luogo incantato, fermo nel tempo, il cui passato riecheggia ancora nelle sale di uno stravagante e prezioso casale abbandonato.
Il punto di partenza del tour è stato l’agriturismo del COBRAGOR, all’interno del parco agricolo nel quadrante nord ovest di Roma. Qui l’azione dei braccianti è stata determinante: l’area occupata da una discarica abusiva è stata bonificata e ora vi producono prodotti biologici. 
Tra campi coltivati ed estesi prati verdi ci siamo diretti verso la tenuta Massara,il complesso che ha ospitato tra il 1920 e il 1970 una comunità agricola. Ora tutto giace nel silenzio, ma una parte del territorio sta da tempo riscoprendo la natura agricola del luogo grazie all’azione del COBRAGOR.
I prati, interamente rivestiti di erba medica gialla, riflettevano la luce del sole fino ad abbagliare gli occhi, i profumi inebriavano i nostri sensi e passo dopo passo abbiamo respirato la natura che ha, come sempre, il potere di rigenerare e riconciliare con il mondo. Un’ intensa esperienza urbana.
È proprio da questa esperienza che nasce Fiori Urbani, l’installazione realizzata in occasione dell’evento Open House, dal gruppo Nitro, lo studio di architettura +39.6 e l’Associazione Per Parlare, in via dei Bruzi, presso la Galleria Come Se, nelle giornate del 4 e 5 maggio.
Racchiudere quel valore all’interno di un’installazione, contemplare una natura che emoziona e al contempo confrontarsi con la sua fragilità e le scelte sbagliate che ne minacciano l’esistenza.
Fiori Urbani è la trasfigurazione di un paesaggio che da un lato evoca uno scenario naturale – il prato fiorito, appunto- dall’altro la materia di cui si compone (i tappi di plastica) riconduce alla tematica del consumo spasmodico di ogni forma di risorsa.
I tappi colorati, pazientemente selezionati per colore da quelle che abbiamo definito le mondine urbane, abbandonano per due giorni la propria condizione di rifiuto, di scarto, per vestire il ruolo di elemento costitutivo e reinventare così la propria funzione.
Anche i bambini sono chiamati in causa per immaginare una città, quella dei tappi appunto, nella quale il tappo è parte di un immaginario che non lo rilega alla condizione di rifiuto ma di elemento in grado di generare cose nuove.
Il prato accoglie quei “fiori urbani” nati dal seme della speranza, che, come finestre aperte, disvelano idee propositive per la costruzione di una nuova etica basata sulla lucida consapevolezza che muove ogni gesto, anche quello più banale del gettare un semplice tappo di plastica. (fiori urbani)











